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21/03/2018 - Dialogo fra le arti in Pinacoteca

VT00046HDMolte delle opere d’arte che ammiriamo non solo in Pinacoteca, ma anche nelle altre sedi museali civiche, provengono dal collezionismo privato, colto e appassionato che ha caratterizzato Brescia nell’Ottocento. Fra gli uomini che “fecero i nostri musei” si contano Paolo Tosio, ma anche Leopoldo Martinengo Cesaresco da Barco e Camillo Brozzoni a cui dobbiamo gli stupefacenti vetri antichi che costituiscono una delle apprezzate novità dell’allestimento della Pinacoteca Tosio Martinengo. Coppe, calici, tazze, flaconi, ampolline, brocche documentano le tecniche, le forme, il gusto dell’arte vetraria muranese dal Rinascimento al Barocco; intessono un prezioso dialogo con i dipinti esposti; mettono a confronto le idee che hanno guidato il costituirsi delle collezioni. Un intreccio già delineato nel volume Grafo Collezioni e collezionisti. Arti applicate dei Civici Musei di Arte e Storia di Brescia:   “Le circa 300 opere derivano in massima parte dal legato del mecenate bresciano Camillo Brozzoni (1863) e in minima parte da quello di Paolo e Paolina Tosio (1846), e da posteriori acquisizioni. – scrivono   Rosa Barovier Mentasti e Cristina Tonini nel saggio introduttivo al catalogo dei vetri -  Gli interessi collezionistici del conte Tosio si concentravano sulla pittura e sulla scultura dal Rinascimento al contemporaneo, mentre i raffinati pezzi d’arte decorativa, tra cui i rari vetri, erano da lui selezionati come complemento d’arredo della sua dimora Il vero collezionista metodico e appassionato di vetri veneziani antichi fu quindi Camillo Brozzoni, che a buon diritto va annoverato tra i grandi pionieri europei del collezionismo di arti decorative antiche, attivi nel primo Ottocento. VT00204_158_216_rett

E' naturale pensare che sia Tosio sia Brozzoni siano stati inizialmente stimolati all’interesse verso la vetraria rinascimentale dalla conoscenza diretta degli affreschi e delle tele dei grandi pittori bresciani del XVI secolo, ricche di riproduzioni di vetri veneziani tanto quanto quelle dei loro colleghi lagunari.”Il collezionismo di oggetti d’uso, caratterizzati da una qualità materica e decorativa alta nasce anche dal nuovo gusto tutto ottocentesco per le cosiddette arti decorative che sanno rappresentare lo spirito estetico e culturale del tempo in cui sono state cerate al pari delle opere d’arte maggiore. Un gusto che trova espressione soprattutto in Francia e Inghilterra, dove si allestiscono raccolte e percorsi museali che Brozzoni certamente conosceva data la sua abituale frequentazione degli ambienti culturali  di Londra e Parigi.VT00136_137

Non manca nemmeno un intento didattico: si volevano riunire modelli da offrire agli artisti e agli artigiani così da educare il loro gusto e affinare le loro competenze tecniche. Questa intenzione trova un immediato riscontro per la collezione Brozzoni che – come sottolineano ancora Barovier e Mentasti – “era esposta dagli anni sessanta dell’Ottocento e, nell’epoca dei revival, i vetrai muranesi fecero dei “viaggi d’istruzione” a Brescia per allargare le loro conoscenze su tipologie e tecniche antiche e per riprodurre alcuni modelli.”  Non è da escludere che questa idea possa essere ancora valida vista la qualità dei pezzi esposti nelle sale della Pinacoteca che non sfigurerebbero in un show room di design contemporaneo.

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