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18/12/2017 - L'inverno di un tempo nella memoria delle cose

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Sui nostri smartphone o sul computer non manca un’applicazione dedicata alle previsioni meteo. In questi  giorni la consultiamo per sapere se farà freddo e quanto, se ghiaccerà o se nevicherà; per essere preparati a discutere di temperature sopra o sotto le medie stagionali. Di fatto, però, questa competenza meteorologica ha ripercussioni pratiche solo per chi lavora all’aria aperta. Per tutti gli altri la gestione del freddo è facile: basta alzare o abbassare il riscaldamento.

Non era, invece, così semplice nelle case dei nostri nonni e bisnonni che avevano ben pochi strumenti per attenuare il freddo. Per scoprirli si può sfogliare "La memoria delle cose", i tre volumi curati da Gian Battista Muzzi e editi da Grafo: un affascinante catalogo di oggetti d’uso quotidiano e di strumenti di lavoro che raccontano la vita e le abitudini di chi ha vissuto nella prima metà del Novecento. A fare da guida in questo mondo d’altri tempi sono le immagini e le didascalie che spiegano i modi d’uso e i nomi dialettali di ogni cosa, approfondendo anche le peculiarità del territorio bresciano: la montagna, la pianura, i laghi e le colline.MP_camino Cercando i sistemi di riscaldamento scopriamo, dunque, che a svolgere il ruolo dominante era naturalmente il camino con il fuoco acceso. Serviva principalmente per preparare da mangiare, ma garantiva anche un certo tepore almeno in cucina, dove ci si radunava per i pasti e la sera prima di andare a letto. Nelle case contadine se ne trovava uno solo, in quelle borghesi o signorili era presente anche nelle stanze di soggiorno.

La tipologia di legna da bruciare andava scelta con cura: del pino scaldano di più i rami, del larice meglio il tronco. Se possibile andava evitata la legna degli alberi “morti in piedi” – ovvero seccati nel terreno prima di essere trasformati in legna da ardere – perché faticano a bruciare e non scaldano.

Se il fuoco del camino bastava in cucina, per avere un po’ di tepore nelle camere da letto erano fondamentali lo scaldaletto o la “mònega” con lo scaldino. Riempiti della giusta mistura di ceneri e braci, venivano infilati fra le lenzuola a cui toglievano umidità donando un piacevole tepore. Per avere l’acqua calda, invece, c’era la caldaia da stufa, un contenitore in rame che veniva inserito nella stufa economica.

Questi strumenti paiono usciti da un racconto, ma erano ancora in uso fino a non molti decenni fa. Riscoprirli attraverso "La memoria delle cose", insieme a quelli che servivano per lavorare la terra, tessere, coltivare i limoni, anche giocare, è per i lettori di oggi un’esperienza curiosa e interessante.