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Brescia 1945

22/04/2020 - Brescia 1945

Formato e-book per il saggio "Brescia 1945", la cronaca di un anno cruciale per la città

arrivopartigiani2Il terrore per i bombardamenti su case e fabbriche. I giorni drammatici della liberazione e l’arrivo delle truppe alleate. La povertà, le macerie, la fame, ma anche i primi segni di una ripresa fortemente alimentata da amministratori e cittadini. Nel saggio Brescia 1945, Maria Paola Pasini ripercorre, con il registro del reportage giornalistico, un anno cruciale per la storia della nostra città. Grafo lo propone in formato e-book, il primo per la nostra casa editrice, con una nuova prefazione di cui vi offriamo un estratto:

Brescia, settantacinque anni fa, doveva fare i conti con la tragedia della guerra. E sperava nella rinascita. Era il 1945. Oggi, primavera 2020, deve combattere contro un nemico invisibile ma letale che si chiama coronavirus, e prova a guardare a una nuova ricostruzione. Rileggere gli avvenimenti di allora può aiutare a vedere un nuovo orizzonte. Se guardiamo alla Brescia di oggi, non mancano le analogie con la città e la provincia di settantacinque anni fa: lutti, difficoltà economiche, scoramento, disperazione.

Eppure Brescia reagì alla catastrofe bellica con una forza straordinaria. Le istituzioni – Comune, Provincia, Prefettura, Diocesi, ma anche industriali, lavoratori, uomini, donne, semplici cittadini – seppero riorganizzarsi rapidamente. Anche i partiti politici fecero la loro parte dispiegando una tensione positiva verso la ripresa. Tre sostanzialmente furono le fasi che anche Brescia si trovò ad attraversare: l’emergenza del primissimo periodo, la ricostruzione almeno fino al 1951-1952, l’avvio dello sviluppo che apriva le porte al “miracolo economico”.

DuomoNuovoLa portata dei danni fu tale che Brescia venne definita città “gravemente sinistrata”. […]

In un primo tempo, dopo la guerra, venne messa in campo un’intensa azione per far fronte ai bisogni urgenti della popolazione (alimentazione, casa, lavoro) e per riorganizzare i servizi. Si passò quindi alla ricostruzione vera e propria: edifici, scuole, ponti, strade, ferrovie. Forte della sua consolidata tradizione manifatturiera, l’industria bresciana diede vita a un energico sforzo di ricostruzione e riconversione, agevolata da un atteggiamento collaborativo da parte delle istituzioni locali.

Brescia promosse la sua rinascita dalle macerie della guerra, attuando politiche per la ricostruzione e lo sviluppo che riservassero attenzione alle fasce di popolazione meno abbienti in una fase cruciale della storia del Paese. Questo poté avvenire grazie a un formidabile sforzo collettivo e individuale, ma anche a una non formale sintonia tra le varie forze politiche, che affondava le radici nella Resistenza e nell’esperienza ciellenistica.

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