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Dalla rubrica di AB "Paesaggi e culture"

21/03/2018 - L'arte contemporanea e il paesaggio urbano


MP_6338_webOuverture, la grande rassegna di opere dell’artista Mimmo Paladino è stata prorogata fino a settembre del 2018. Ancora per qualche mese, dunque, il centro di Brescia,il Parco Archeologico e il Museo di Santa Giulia ospiteranno le statue e le istallazioni che sono ormai divenute una presenza familiare anche se forse ancora un po’ misteriosa.

Per conoscerle meglio, vi proponiamo alcuni estratti dell’articolo firmato da Antonio Rapaggi per AB 132.

[…]  Dunque le radici storiche della città (Brixia) nel dialogo con l’arte dei nostri giorni. La disseminazione di più di settanta tra sculture e dipinti ha dato origine a un affascinante percorso, dove la sensibilità quasi rabdomantica di Paladino si è confrontata con la stratificazione urbana, offrendo al pubblico la chiave per rileggere il passato attraverso uno sguardo inedito e molto potente.Il gelido invaso di piazza della Vittoria si è trasformato in una scacchiera, e le grandi sculture del Cavallo (1999), dell’Uomo nero (2017), di Sant’Elmo (1995-2016), dell’Anello (2007) e della Stella (2001) sono state disposte come per un attacco. Arbitro silenzioso, lo Scriba (2000) sul torrione Ina. Finalmente la piazza ha assunto quei toni sospesi e drammatici che covava da sempre. Altro che spazio metafisico: qui le sculture gravano con la densità dei materiali, traguardano le scontate simmetrie di Piacentini e ne danno un senso plastico. Non coni ottici ma “paesaggio”.[…] Sempre più indietro nel tempo, si giunge al Capitolium e al Teatro romano lungo il decumano della Civitacula Vetus. Tra le colonne e i rocchi del pronao, come silenziose statue votive di un misterioso culto precristiano, i venti Testimoni (2009) accolgono il visitatore nel biondo colore del tufo.Testimoni_web
Materiale estraneo alla tradizione costruttiva locale, eppure in sintonia con i filari di mattoni che Luigi Basiletti impiegò nella prima ricostruzione del Capitolium, e poi con il cotto dell’anastilosi novecentesca. In varie occasioni Paladino ha esposto altre versioni dei Testimoni (ad esempio nel Mart di Rovereto), ma qui si ha la netta impressione che le steli partecipino da sempre al genius loci. La stessa impressione si ricava nella cella occidentale del tempio, dove le tavole su lamina d’argento di Corale (1997) anticipano le lapidi romane distribuite da Giovanni Labus: quasi un lay-out d’indecifrabile corrispondenza. Nella quarta cella, che è un pezzo di Pompei giunto alla nostra latitudine, il bronzo dipinto di Ritiro (1992) accompagna le pitture parietali come un muto guardiano o un idolo ieratico. Gli Specchi ustori nel Teatro romano sono un’installazione appositamente concepita per Brescia. La dimensione di 5 metri – per ognuno dei dischi riflettenti – è ricavata dall’altezza dell’imposta della cavea, dunque i tondi appaiono integrati all’architettura. Sorta di macchina scenica abbandonata, o piuttosto onirica rievocazione dell’antichità imperiale (come nell’allucinato Satyricon di Fellini), questi dischi di ottone serigrafato sono cosparsi di simboli, numeri, pittogrammi. È il mondo degli archetipi che Paladino distribuisce a piene mani, tra ancestrali memorie mediterranee e reminiscenze junghiane. […]

La mostra di Paladino è solo uno dei luoghi del museo diffuso in cui l’arte contemporanea dialoga con il paesaggio urbano e naturale. Scopri le altre nel numero 132 di AB