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08/03/2018 - Una casa da collezione

Ateneo5_newsDal 24 marzo sarà possibile visitare a Brescia la casa-museo del conte Paolo Tosio e della moglie Paolina Bergonzi, un’infilata di stanze dal disegno neoclassico che ancora conserva mobili e decorazioni architettoniche originali. Ad essi il nuovo allestimento aggiungerà alcune delle opere d’arte che vi erano contenute dell’Ottocento. Quando, nel 1824, i coniugi avviarono i lavori per il restauro del loro palazzo in contrada Santa Maria della Pace – oggi via Tosio – desideravano non solo “un ambiente di alto decoro e di grande raffinatezza […] ove accogliere amici, personalità in transito nella città, favorire artisti, promuovere incontri fra uomini d’alto ingegno”, ma anche spazi adeguati a esporre la loro collezione di dipinti e sculture, destinata dopo la morte del conte a costituire il nucleo originario della Pinacoteca Tosio-Martinengo di Brescia. Per realizzare il progetto si rivolsero all’architetto emergente della scena culturale bresciana, Rodolfo Vantini. Sfogliando le pagine della monografia, edita da Grafo, che Antonio Rapaggi ha dedicato alla sua opera, scopriamo le ragioni di questa scelta e i frutti di un progetto dal quale nacque uno degli ambienti più affascinanti del contesto architettonico e artistico bresciano. 

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Per darne la misura senza guastare il piacere della scoperta, basta affacciarsi nel cosiddetto gabinetto ottagonale, realizzato per esporre il busto di Eleonora D’Este scolpito da Antonio Canova. “[…] è un piccolo capolavoro – scrive Rapaggi – di sottili illusionismi: per la coppia di finte porte che fanno pendant con i passaggi verso la Sala Ionica e la Galleria delle incisioni; per gli specchi che grazie alla luce zenitale moltiplicano l’immagine del busto marmoreo – anch’esso provvisto di un piedistallo disegnato dall’architetto –; per la possibilità che hanno gli stessi specchi di ruotare a scomparsa”. 

Anche quando Vantini interviene su ambienti destinati esclusivamente alla vita privata la raffinatezza non viene meno: accade ad esempio nell’alcova di Paolina Tosio che ancora conserva la splendida tappezzeria in seta verde acqua accanto alle decorazioni a meandro e a candelabra, ai mobili e alle specchiere per i quali i toni del bianco si alterano a quelli dell’oro. In questo spazio architettonico così ricercato e pensato nei minimi dettagli non mancano piccole curiosità come la porta dell’alcova che, mimetizzata nella parete, collega la stanza all’esterno.

 

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